Class action contro Second Life
Le class action sono azioni legali collettive di consumatori contro grandi aziende, sono molte diffuse in America, ma da un po’ sono possibili anche nel nostro Paese.
Come forse saprete i termini di utilizzo di Second Life sono stati modificati, creando non poche discussioni, polemiche, parziali ritrattazioni della Linden, precisazioni, insicurezze da parte degli utenti, ecc… Insomma un gran casotto.
Ma c’è chi s’è spinto oltre, avviando un’azione legale quantomeno curiosa, dal momento che è stata intrapresa da un gruppo di abitanti dell’universo virtuale contro la società (reale) Linden Lab e il suo fondatore e Philip Rosedale.
Al centro del contendere, l’improvvisa modifica dei termini di servizio relativi a Second Life: che ha praticamente tolto ai suoi utenti il diritto di proprietà su terreni, abitazioni e beni. Proprietà virtuali, ma acquisite con soldi reali.
Stando ai termini della class action, Linden Lab avrebbe dispiegato ogni mezzo a sua disposizione per investire gli utenti (attuali e potenziali) con una massiccia campagna di marketing legata al mondo virtuale. Obiettivo, garantire loro un diritto esclusivo di proprietà su qualunque bene acquisito con veri e fruscianti dollari.
Questa azione collettiva è sicuramente una brutta grana per Linden Lab, che non ha commentato l’accaduto.
La questione, comunque la vogliate vedere, pone un interrogativo decisamente interessante: a chi spetta la proprietà di un bene virtuale acquistato con soldi reali? Acquisti che, ricordiamolo, rappresentano almeno 160 milioni di dollari dell’attuale valutazione di Linden Lab che si aggira sui 380 milioni.








